Un paio di settimane fa una mia collega mi racconta di essere in procinto di traslocare.
"Abbiamo comprato un attico in zona San Siro" mi racconta. "Sai, i proprietari lo vendono perché hanno avuto un bambino, e per loro è diventato scomodo. E' bellissimo, proprio come lo volevo io, con la scala per raggiungere il piano di sopra". 
E io penso a quanto è brava lei che - risparmiando soldino su soldino - è riuscita non solo a comprarsi la casa, ma ora addirituttura un attico. E penso a quanto sono cretina io, che ho sempre speso a destra e a manca e non sono mai riuscita a risparmiare. 
Qualche giorno dopo, la collega mi prende in disparte e mi dice: "Sai, ho dimenticato il portafogli a casa, siccome sei l'unica con cui sono in confidenza, mi presteresti 5 Euro?". Io guardo nel portafogli ma ho solo qualche spicciolo. Così, prelevo al Bancomat e le presto 20 Euro.
Il giorno dopo, non la vedo subito. Immagino sia arrivata in ritardo (forse, chissà, per il trasloco).
Due giorni dopo, la vedo, ma è occupata al cellulare e quasi non mi saluta.
Terzo giorno: entro nel suo ufficio con aria allegra e (rivolta a tutti) dico: "Ciao, come va?". Lei è al cellulare, ma appena mi vede, si allontana. Ho la strana, leggerissima sensazione che voglia evitarmi.
Ma no, mi dico, sei la solita sospettosa. Diamole il beneficio del dubbio.
Quarto giorno: mi vede e mi dice "Poi vengo da te....."
Io: "Ma no, non preoccuparti, non c'è fretta".................
Giorni successivi: non la vedo perché il suo ufficio trasloca dall'altra parte della piazza. Sarà presa con il trasloco dell'ufficio, mi dico.
Oggi: la vedo. Ci salutiamo. Nessuna menzione della restituzione del prestito.
Mi sorge un dubbio: forse aveva usato il verbo "regalare" anziché "prestare"?
Avevo capito male?
Mi sorge anche il dubbio se la parola "prestito" implichi o meno la restituzione.
Mentre mi dibatto in questo dilemma, mi rassegno, e mi consolo pensando di aver fatto un'opera di carità.
p.s. Sarà un caso, ma la collega è milanista e forse anche berlusconiana. 
Diventare ricche (o almeno, benestanti) anche se non lo siete, non è difficile. Basta seguire alcune piccole, precise regole.
1) In ufficio, NON parlate mai di soldi;
2) sfoggiate con noncuranza la borsa con il marchio "Prada" comprata sulle bancarelle: la maggior parte di quelli che incontrate non distingueranno il falso e ci farete un'ottima figura;
3) Se avete acquistato un nuovo Woolrich o un nuovo Burberry, evitate di dire che l'avete comprato in saldo o all'outlet; 
4) se avete detto in ufficio che avevate in mente un viaggetto a Praga, ma poi avete cambiato idea, non dite che non avete i soldi, ma che a vostro marito non hanno concesso le ferie (poverino!) 
Tutte queste (e altre) idee mi sono venute osservando i comportamenti delle care colleghe del Pollaio.....
Nel nostro ufficio è arrivata una nuova collega.
E' una piccola signora cinquantenne che sarebbe adorabile, se non fosse un concentrato di ignoranza, di razzismo e qualunquismo. Non immaginavo che esistessero ancora persone così. E invece... ecco alcune delle sue perle:
- Il mio capo era un ebreo... oh, ma proprio ebreo ebreo! 
- Eh, sì, laggiù nella Bassitalia.... (erano almeno trent'anni che non sentivo nessuno dire "Bassitalia" per indicare il Sud) 
- I politici sono tutti uguali... è tutto un magna magna....
- E la barca di D'Alema? (un must dei destraioli) 
- Ah, io potrei anche prendere i mezzi pubblici gratis, dato che ho la tessera, ma come si fa a prendere il 14 con quello che c'è su? (immagino extracomunitari, etc.)
- I sindacati sono solo la rovina d'Italia (peccato che, solo grazie al tanto disprezzato welfare, sia riuscita a ottenere un lavoro alla sua età, che le permetterà di avere la pensione).
- Io: perché voti Berlusconi?
- Lei: perché almeno lui ride! (ridi, ridi che la mamma ha fatto gli gnocchi) 
- Io: odio fare shopping
- Lei: dici così perché non hai i soldi (che cavolo ne sai di quanti soldi ho?)
Intanto, nella speranza che passi un marziano a rapirla, o almeno un extracomunitario, limito le mie comunicazioni con lei unicamente al lavoro.
Sob..... (to be continued)